“Le nostre due figlie, Marion e Anna, sono state uccise sulla terrazza di un caffè durante gli attacchi del 2015 a Parigi”. Da allora, Sylvie ed Érick Pétard hanno visitato regolarmente il santuario di Notre-Dame de Montligeon per trovare grazia e conforto. Ma è possibile ritrovare la speranza dopo un lutto? Sylvie si è aperta con noi durante il Pellegrinaggio del Cielo il 3 novembre 2024.
Viviamo sempre con loro
“Sono passati nove anni da quando le nostre due figlie sono state uccise negli attacchi del 2015 a Parigi. Viviamo ancora con loro, costantemente, continuamente. Quando siamo in preghiera, siamo con loro. Non è più complicato di così, in realtà. Non abbiamo interrotto il collegamento, tranne per il fatto che non le vediamo più. Non ci baciano più, non ci sono più fisicamente. Ma sono lì tutto il tempo, nei nostri cuori e nelle nostre teste.
Alcuni giorni sono più difficili di altri. Ci sono anniversari, date che tornano e fanno rivivere il dolore. Ma abbiamo imparato a viverli in modo diverso. Piuttosto che vederli come un’assenza, scegliamo di celebrarli nella preghiera. Parliamo con loro, confidiamo loro i nostri pensieri, le nostre gioie e i nostri dolori. Non se ne sono andate, vivono in modo diverso.
La preghiera ci unisce
Preghiamo ogni giorno e questa preghiera ci sostiene. Ogni giorno riceviamo grazie. Ci rendiamo conto che Dio sta operando attraverso di noi. Ci dà la forza di continuare, di non affondare. Potremmo crollare, ma no. La preghiera ci tiene in piedi. È ciò che ci lega alle nostre figlie e ci permette di non perderci.
Ogni mattina inizio la mia giornata recitando il Salmo 62: “Mio Dio, ti cerco all’alba: l’anima mia ha sete di te; dopo di te langue la mia carne, una terra sterile, erosa, senz’acqua.” È così che affido le mie figlie al Signore, che mi dà una pace interiore che nient’altro potrebbe darmi. È un modo per accompagnarle in un modo diverso, per dire loro che le amiamo ancora. Quando vado a Messa, sento la loro presenza. Fanno parte di quella comunione di santi di cui parla la Chiesa, di quell’unità invisibile ma realissima tra noi qui sulla terra e coloro che ci hanno preceduto nella casa del Padre.
Non lasciarsi bloccare dal dolore
C’è il rischio, quello di lasciarsi invadere dal dolore, di vedere solo il vuoto, il disastro, la prova. Ma non è possibile rimanere in questo stato, altrimenti non viviamo più. Tenere lo sguardo rivolto a Dio e a Maria ci aiuta ad affrontarlo. Questo è ciò che ci impedisce di sprofondare nella disperazione. Perché bisogna andare avanti, anche quando è difficile.
La sofferenza c’è, ma non deve distruggerci. Abbiamo fatto la scelta di andare avanti con lei, di non lasciare che essa occupi tutto lo spazio. Alcuni giorni, richiede uno sforzo enorme. Ma non siamo soli. Ci sono persone intorno a noi, amici, una comunità di preghiera. La fede ci offre un ancoraggio vitale. Ci ricorda che la morte non ha l’ultima parola.
Montligeon, la speranza dopo un lutto
Qui a Montligeon abbiamo trovato una famiglia. Non è solo un luogo, è una comunità in cui ci sosteniamo a vicenda. Ognuno porta il dolore dell’altro, ognuno capisce cosa sta passando l’altro. Preghiamo insieme; È ciò che ci unisce e ci rende più forti. Preghiamo per i nostri defunti, e questa preghiera ci aiuta ad andare avanti.
Durante i pellegrinaggi, incontriamo persone che stanno vivendo un dolore simile. Scambiamo, condividiamo le nostre storie, le nostre lacrime e le nostre speranze. C’è una forza immensa in questi momenti. Impariamo gli uni dagli altri. Ci sosteniamo a vicenda nella fede, e questo ci aiuta a camminare, passo dopo passo, giorno dopo giorno.
La fede ci sostiene
Quando crediamo, sappiamo che la morte non è una fine, ma un passaggio. Nostro Signore ha dato tutto e ha ripreso tutto. È difficile da accettare, ma è una verità. Impariamo ad arrenderci, a fidarci. La mamma mi ha dato il suo amore, ed è questo che mi permette di continuare a pregare. La preghiera è ciò che ci fa andare avanti.
Non è facile tutti i giorni. Ci sono dubbi, momenti in cui ci si chiede il perché. Ma ogni volta che crollo, Dio mi manda un segno, una parola, un incontro, una lettura che mi dà coraggio. Non ci abbandona. Cammina con noi, anche se a volte non lo vediamo.
L’amore non sparisce
Spesso crediamo che la morte ponga fine a tutto, ma non è così. L’amore non scompare. Prende un’altra forma, è vissuto in modo diverso. Impariamo ad amare in modo diverso, a sentire la presenza di chi ci ha lasciato. Sono ancora lì, ma in modo diverso. Le mie due figlie sono lì, con me; mi aprono la strada.
C’è un prima e un dopo il lutto. Niente sarà più lo stesso. Ma abbiamo imparato a vedere la vita in modo diverso, ad accogliere ogni momento come un dono. Sappiamo che un giorno le troveremo. E nel frattempo continuiamo ad amarle, a farle vivere nel nostro cuore, a portare il loro ricordo nella nostra preghiera. Questa è la speranza.