Bisogna parlare dei morti ai bambini?

La morte di una persona cara tocca a tal punto gli adulti che essi tendono a volerne preservare i bambini. Spesso tacciono e non osano precedere le domande dei bambini. Bisogna parlare dei morti della nostra famiglia ai bambini? Bisogna dire tutto? A quale età? Spiegazione di Suor Cécile.

Come adulti, è facile per noi tagliar corto alle conversazioni o domande dei nostri bambini che possono toccare dei punti sensibili del nostro percorso, in particolare per quanto riguarda i lutti. Con piccole frasi fatte («Parliamo di cose più allegre » oppure «Adesso non bisogna ripensare a tutto questo, fa parte del passato », etc.) che, peraltro, non sono fonte di pace interiore, noi fuggiamo con facilità la realtà che ci viene proposta.

Il bambino, con la sua grande sensibilità, saprà individuare il disagio facilmente. Senza risposta, vorrà colmarla lui stesso. Cercherà una spiegazione, sia attraverso la sua immaginazione, sia apprendendo le cose in altro modo, talora più violento.

Parlare ai bambini dei nostri morti è un servizio d’amore

Non parlarne significa “tagliare” le loro radici e “rubare” una parte della loro storia con il rischio di disordini a volte significativi. Anna, adulta in grande sofferenza psicologica da anni è l’ultima di sette fratelli. Scopre, quando la madre è anziana, l’esistenza di due fratelli maggiori nati morti, la cui esistenza ai genitori non era parso utile rivelare agli altri sette figli nati successivamente. Rivelato il segreto, Anna potrà finalmente compiere un cammino di purificazione interiore. In particolare, andrà a raccogliersi sulla tomba dei due fratelli grandi presenti nel mistero della comunione dei santi.

Ma allora bisogna dire tutto? A quale età?

In considerazione di determinate circostanze, alcune situazioni sollevano interrogativi. Ad esempio, è il caso di una madre cristiana che ha fatto con il marito la scelta di un’interruzione terapeutica della gravidanza di cui si rammarica profondamente, presa dal panico all’idea di rivelarlo agli altri suoi figli che stanno crescendo. Dei genitori si chiedono: “Dovremmo dire al nostro figlio maggiore, di 10 anni, che questa persona molto vicina alla nostra famiglia si è effettivamente suicidata?”. Sono tante le circostanze delicate da affrontare.

È chiaro che un bambino di 10 anni può sentire cose che un altro bambino di 5-6 anni non ha ancora la maturità per accogliere, e questo è da rispettare. La rivelazione può essere vissuta gradualmente nel tempo adattandosi alla maturità del bambino.

Un grande principio da tenere a mente quando si parla ai bambini dei morti

Il principio principale da tenere a mente è questo. È riassunto in questo versetto del Salmo 84: “Amore e verità si incontrano”. La verità senza la delicatezza dell’amore può essere traumatica e dolorosa. Ma nascondere la verità con il pretesto di preservare o proteggere il bambino non è costruttivo e può portare a gravi disturbi psicologici. La verità nella carità apre un cammino di pace.


Sr Cécile, sna, Chemin d’éternité n°289, novembre-dicembre 2018.

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