Quando perdiamo una persona cara, il dolore della separazione spesso fa sorgere tante domande. Che fine ha fatto? Cosa gli è successo? Abbiamo condiviso la sua vita per anni. Era importante per noi. È sparito per sempre?
Il vuoto che proviamo ci riempie di una profonda tristezza. Ci fa anche nascere un interrogativo, a volte davvero assillante. Vorremmo sapere quale sia il suo destino. Esiste una vita dopo la morte? Allora cerchiamo delle prove. Questo desiderio è del tutto comprensibile e legato alla nostra natura umana: nelle Scritture, Dio non ci dà forse delle prove del suo amore? A cosa servono i miracoli dei Vangeli, in particolare le risurrezioni compiute da Gesù, se non a dimostrare che è il Figlio di Dio? Allora, cosa sappiamo dell’aldilà?
Comunicare con i morti
Altri cercano di comunicare con i propri defunti, soprattutto attraverso quella che si chiama “channeling”. Victor Hugo perse una figlia quando era ancora giovane. Dopo questa tragedia, si dedicò allo spiritismo. Affermò di aver parlato con lo spirito di sua figlia. Secondo lui, lei gli diede risposte molto personali che solo lei poteva conoscere. Il problema è capire con chi stiamo parlando in questi casi: è davvero la persona che risponde? Chi è il nostro interlocutore? Non lo sappiamo e, molto spesso, entriamo in contatto, senza renderci conto, con spiriti che non sono buoni. Inoltre, una curiosità del genere non ha nulla a che vedere con la fede: nella Bibbia, il re Saul fu punito per aver invocato lo spirito di Samuele, che lo aveva istruito, ma era morto; il re si era così messo al posto di Dio per voler conoscere e controllare il futuro (vedi 1 Samuele 28, 3-25).
Morti imminenti
Alcuni – tra cui anche degli scienziati – parlano delle «esperienze di pre-morte» (near death experiences). Molte persone raccontano che, dopo una morte clinicamente accertata, hanno visto il proprio corpo dall’esterno. In quel momento osservavano i propri cari intorno a sé. Molti raccontano anche di aver rivissuto la propria vita, a volte chiamata «panorama della vita», per poi vedere un lungo tunnel con una luce abbagliante in fondo. Ma queste testimonianze di solito non vanno oltre questa constatazione, perché queste persone non sono morte e non sappiamo nient’altro. Cosa c’è oltre?
Apparizioni di anime
Esistono anche vere e proprie apparizioni di anime dei defunti, ma sono estremamente rare. Permetteteci di raccontare un aneddoto divertente. A Roma, sulle rive del Tevere, la chiesa del Sacro Cuore del Suffragio ospita un piccolo museo dedicato alle anime del purgatorio. Lì è esposta una mazzetta di banconote con l’impronta di una mano. Secondo la tradizione, questi soldi sarebbero stati consegnati da un prete morto improvvisamente a uno dei suoi confratelli, al quale sarebbe apparso per chiedergli di celebrare delle messe in suo ricordo. Desideroso di essere esaudito in fretta, gli avrebbe persino portato la somma necessaria per celebrarle.
Queste apparizioni rientrano nelle rivelazioni private. Come le apparizioni della Vergine Maria o dei santi, possono rafforzare la fede di chi le riceve. Tuttavia, non sono necessarie per la salvezza e rimangono di rango inferiore alla Rivelazione pubblica trasmessa nell’Antico Testamento e pienamente compiuta in Cristo. La vita dopo la morte è irraggiungibile con le nostre sole forze umane: non è qualcosa che possiamo sperimentare, e sappiamo solo ciò che Dio vuole rivelarci al riguardo.
L’insegnamento della Chiesa
Come insegna la Chiesa, ci sono due tipi di conoscenza. La prima è la conoscenza naturale, che si basa sulla ragione e sull’esperienza; è quella che troviamo nelle scienze e nella filosofia. La seconda è la conoscenza soprannaturale, fondata su ciò che Dio ha voluto rivelarci. La vita eterna appartiene a questo ambito. Nella sua Rivelazione, il Signore ci ha svelato tutto ciò di cui abbiamo bisogno per orientare la nostra vita verso di Lui. Siamo chiamati ad accogliere queste verità con fede. Così, Gesù, con la sua morte e risurrezione, ci ha mostrato la via che conduce alla vita eterna. Accogliendo il suo insegnamento, possiamo crescere «nella speranza della vita eterna, promessa prima dei secoli da Dio, che non mente» (Lettera a Tito 1, 2).
La nostra fede si basa sull’insegnamento di Cristo. È soprattutto la Bibbia a trasmetterci questo insegnamento. Ha quindi il carattere di una rivelazione pubblica, destinata a tutti; non ci dà indicazioni sui casi particolari e non ci permette di sapere cosa ne sia dei nostri defunti o dei nostri amici scomparsi. In altre parole, ci fornisce una risposta oggettiva mostrandoci qual è la nostra speranza e a cosa è destinato il genere umano; ma non intende dare una risposta soggettiva o personale. Sappiamo cosa dice Gesù in linea generale, ma non in un caso specifico.
Questa situazione può metterci alla prova. Infatti, vorremmo sapere che fine hanno fatto i nostri cari che non ci sono più. Siamo chiamati a viverla con fede e fiducia. Chiediamo quindi al Signore le grazie per vivere questo abbandono. Sarà questo il nostro merito in futuro: «Abramo credette nel Signore, e il Signore glielo imputò come giustizia (Genesi 15, 6)».
Don François Régis Moreau, cappellano
Articolo pubblicato sulla rivista «Chemin d’éternité» n. 326




