Pregare per le anime del Purgatorio: una grazia da condividere

Nel 2023, Sylvie e Franck hanno raccontato al santuario di Notre-Dame de Montligeon un’esperienza sconvolgente: i sogni di un giovane defunto avevano portato la loro coppia a riscoprire la preghiera per le anime del purgatorio e a rivolgersi con determinazione a Dio. Tre anni dopo la loro prima testimonianza al santuario di Notre-Dame de Montligeon, Sylvie e Franck ripercorrono il cammino fatto. La loro scoperta del santuario, nel 2023, non si è fermata a un semplice pellegrinaggio. A poco a poco, il desiderio di pregare per le anime del purgatorio li ha portati a fondare una confraternita di preghiera nella loro parrocchia di Saint-Bonnet-le-Château, nella Loira. Raccontano come è nato questo gruppo, le esitazioni che hanno preceduto la sua nascita, la gioia di pregare insieme per i defunti e il posto che questa preghiera continua ad occupare nella loro vita.

Un’amica fa loro scoprire Montligeon

Sylvie viene a sapere di Montligeon grazie a un’amica, Claude, che prega molto per le anime del purgatorio e le parla spesso del santuario. Le due iniziano, tra l’altro, a recitare insieme, al telefono, la preghiera di Notre-Dame de Montligeon. Sylvie è profondamente commossa da questo testo. Vi scopre una preghiera rivolta sia ai defunti che a chi sta vivendo il dolore del lutto. «Questa preghiera mi ha toccata particolarmente», spiega. A poco a poco, cresce in lei il desiderio di venire a Montligeon. Nel 2022, Sylvie racconta di aver ricevuto interiormente queste parole: «Consacrati a Nostra Signora di Montligeon. » Capisce allora questa chiamata come un invito a impegnarsi di più nella preghiera per i defunti. Cerca di venire al santuario quell’anno, ma non c’è posto disponibile. Quindi aspetta. Un anno dopo, Sylvie e Franck riescono finalmente a fare il pellegrinaggio. La loro prima visita, nel 2023, li segna profondamente. «Non è un posto come gli altri», confida Sylvie. Pregare a casa per i defunti rimane fondamentale, ma venire appositamente a Montligeon rappresenta per lei un gesto diverso, fatto apposta per loro.

Dal pellegrinaggio all’idea di un gruppo di preghiera

Una volta tornati a casa, Sylvie usa regolarmente un libricino di preghiere comprato a Montligeon. Lì scopre anche le testimonianze di persone impegnate nelle fraternità di preghiera del santuario. L’idea di creare un gruppo nella loro parrocchia comincia così a prendere forma. Niente avviene da un momento all’altro. Sylvie si chiede: è davvero quello che devono fare? Passano i mesi. A poco a poco, questa intuizione rimane e si fa più chiara. Anche Franck ricorda il tempo necessario tra il primo desiderio e il passaggio all’azione. Alcuni incontri li aiutano ad andare avanti. Lui ricorda in particolare una persona che già guidava un gruppo di preghiera nel dipartimento del Rodano, incontrata l’8 dicembre in una cappella dove celebravano la Vergine Maria. Per lui, quell’incontro non è stato affatto casuale. Ha dato loro quella «piccola scintilla» che mancava. Così, la fraternità non nasce né da un progetto preparato da tempo né da una decisione presa in fretta. Si costruisce nel corso dei mesi, a partire dalla loro preghiera, dalla loro prima esperienza a Montligeon e da diversi incontri che li incoraggiano a compiere un nuovo passo.

Chiedere il permesso al parroco e chiamare chi si conosce

Quando il progetto si fa più concreto, Sylvie ne parla prima di tutto al parroco della sua parrocchia. Lui dà il suo consenso. Per lei, questa fase è fondamentale. Poi contatta Montligeon e Marie Houdebert, responsabile dei gruppi di preghiera. Bisogna anche mettere insieme il gruppo. Sylvie si rivolge semplicemente a persone della parrocchia che conosce e che pensa possano essere interessate. Alcune hanno già sentito parlare di Montligeon o hanno visto la loro prima testimonianza. Altri incontri ampliano poco a poco questo primo nucleo, in particolare con Marie-Alexia e Marie-Bernadette, che era già stata responsabile di un altro gruppo prima di trasferirsi. Viene pubblicato anche un annuncio nel bollettino parrocchiale. Sylvie sottolinea queste due cose: l’approvazione del parroco e le persone che accettano di riunirsi. «Nessun gruppo di preghiera può esistere senza i suoi membri», ricorda. La creazione della fraternità si basa quindi su un approccio molto semplice: parlare del progetto, invitare, incontrare e lasciare che ognuno risponda liberamente. Il gruppo si forma così attorno a poche persone che condividono lo stesso desiderio di pregare per i defunti.

Un «cuore che prega» all’interno della parrocchia

Nel frattempo, il percorso di Sylvie l’ha portata anche a unirsi al gruppo che si occupa dei funerali nella sua parrocchia. Lei vede un legame diretto tra questo servizio e la fraternità di Montligeon. Durante i funerali, incontra famiglie che hanno appena perso una persona cara. Il gruppo permette poi di continuare a pregare per queste persone e per i loro defunti, ma anche per i propri cari e per le intenzioni affidate a Notre-Dame de Montligeon. Sylvie nota che questa iniziativa a volte tocca anche persone che però non entreranno mai a far parte del gruppo. Dire loro che qualcuno prega per il loro defunto può già essere di conforto. «Sanno che qualcuno prega», spiega. Marie Houdebert evoca allora l’immagine di un nucleo, di un «cuore che prega» nella parrocchia. Questa espressione rispecchia ciò che descrive Sylvie: alcune famiglie non riescono a pregare da sole o non sanno come farlo, ma sanno che da qualche parte viene recitata una preghiera per la loro persona cara. La fraternità non si limita quindi alle persone che si riuniscono una volta al mese. Attraverso le intenzioni che le vengono affidate, raggiunge anche chi sta affrontando il lutto e trova sostegno in questa preghiera offerta per i propri cari defunti.

Le paure quando si tratta di buttarsi

La fondazione del gruppo, però, non è stata priva di difficoltà. Quando il progetto ha cominciato a prendere forma e Sylvie ha incontrato Marie-Bernadette, lei racconta di aver attraversato diversi mesi di forte angoscia, paure e senso di oppressione. Sa che deve contattare Montligeon, ma non riesce a fare quel passo. Interpreta quindi ciò che sta vivendo come una lotta spirituale volta a scoraggiarla. Certi pensieri tornano a tormentarla: «Non ne sei capace», «Cosa pensi di fare con questo gruppo?». La responsabilità stessa la preoccupa. Sylvie teme anche le divisioni che a volte possono sorgere in un gruppo di preghiera. In quel periodo prega molto e chiede anche ad altre persone di pregare per lei. Franck la sostiene. A poco a poco, ritrova la libertà necessaria per andare avanti. Una caratteristica delle fraternità di Montligeon la rassicura particolarmente: il gruppo non deve inventarsi un proprio modo di pregare. Riceve una struttura di riferimento e rimane legato al santuario. Per Sylvie, questo contesto placa parte delle preoccupazioni che aveva provato prima di iniziare.

Una preghiera comune già recitata

I membri della confraternita si riuniscono attorno al libretto di preghiere proposto da Montligeon. Sanno quindi a cosa stanno partecipando. L’incontro prevede in particolare la preghiera allo Spirito Santo, il rosario, una preghiera alla Vergine Maria, la preghiera a Nostra Signora di Montligeon e le intenzioni affidate al gruppo. Per Sylvie, questa struttura comune evita di doversi chiedere continuamente come organizzare l’incontro. Tutti accettano di pregare secondo questa forma. Il gruppo si riunisce una volta al mese, il terzo mercoledì, nel pomeriggio, di solito nella casa parrocchiale. Franck stima che partecipino regolarmente da sette a nove persone. Dopo aver pensato di iniziare in autunno, Sylvie e Franck ne parlano con il loro parroco. Lui suggerisce loro di dare vita alla fraternità in occasione della commemorazione dei fedeli defunti. Il gruppo viene quindi annunciato il 2 novembre, dopo la messa, e il primo incontro si tiene il terzo mercoledì del mese. Con il tempo nascono anche nuovi incontri. Franck sottolinea proprio questo aspetto: la fraternità permette loro di conoscere altre persone unite dalla stessa preghiera, senza che il gruppo diventi però qualcosa di diverso da ciò per cui è stato creato.

«Non siamo gli unici a pregare per i defunti»

Quando le chiedi cosa le dia questo impegno, Sylvie parla innanzitutto di gioia. Pregare insieme agli altri le fa capire che non è sola nel portare i defunti nelle sue preghiere. «È una gioia poter aiutare i defunti», dice. Franck descrive la sua esperienza in modo diverso. Non parla innanzitutto di qualcosa di emotivo. Il suo approccio gli sembra più interiore e più razionale: pensa semplicemente di rispondere a ciò che il Signore si aspetta da lui. «Se è lì che il Signore ci aspetta, eccoci qui.» Per loro, far parte di una fraternità legata a Montligeon ha anche un significato ecclesiale. Sylvie lo vede come un modo per mettere in pratica concretamente la preghiera per i defunti insegnata dalla Chiesa. I gruppi non si conoscono necessariamente tra loro, ma sono uniti da un’unica intenzione. Lei collega questa esperienza alla comunione dei santi. Durante la preghiera, a volte dice di provare una gioia molto profonda che associa al Paradiso. Questa gioia diventa per lei un ulteriore incoraggiamento a continuare a pregare, da sola o con gli altri membri della confraternita.

Un incoraggiamento a continuare a pregare

Tre anni dopo la loro prima testimonianza a Montligeon, Marie Houdebert chiede a Sylvie e Franck cosa sia rimasto dell’esperienza vissuta dal 2015. Sylvie risponde che ogni tanto riceve ancora quelli che interpreta come incoraggiamenti a pregare per alcuni defunti. I sogni sono diventati più rari. Parla piuttosto di parole che le arrivano interiormente o semplicemente della presenza persistente di una persona nel suo cuore durante la Messa o il rosario. Dice allora di sapere per chi pregare o per chi chiedere la celebrazione di una Messa. Queste esperienze rimangono, nella sua testimonianza, molto personali. Sylvie le accoglie come inviti a continuare. Le collega anche alla comunione dei santi e alla preghiera della Chiesa per i defunti. L’indulgenza plenaria, in particolare, assume un ruolo nuovo nel suo percorso. Riconosce che prima vi ricorreva meno. Diversi eventi vissuti dopo il loro primo arrivo a Montligeon l’hanno portata, secondo lei, a comprendere meglio l’importanza di questo percorso. Non presenta queste esperienze come la fine del suo cammino, ma come incoraggiamenti che ravvivano il suo desiderio di pregare.

Un gesto speciale per la sua “nonna del cuore”

Sylvie racconta in particolare un’esperienza vissuta al santuario di Valfleury durante l’anno giubilare. Insieme ad altri fedeli, partecipa alla Messa, riceve la Comunione, si confessa, recita il rosario e poi compie il percorso giubilare. Vuole chiedere l’indulgenza plenaria per colei che chiama la sua «nonna del cuore». Uscendo dalla chiesa, descrive una gioia fortissima. Tutto il suo essere, dice, era rivolto verso il Cielo. Racconta di aver ricevuto allora interiormente queste parole: «Lei sale in Cielo». Franck e una cugina che la accompagnano sono testimoni della sua emozione. Poco dopo, Sylvie dice di aver ricevuto ancora questa parola: «Tu sei testimone della mia Misericordia». Interpreta questa esperienza come un incoraggiamento a ricorrere di più alle indulgenze per i defunti. Da allora, cerca di compiere questo gesto con maggiore regolarità. Insiste però sulla grazia di Dio: per lei, la preghiera offerta per i defunti dipende innanzitutto dalla Sua misericordia e dalla possibilità data ai vivi di compiere atti di carità per loro. È così che rilegge ciò che le è successo e che oggi continua la sua preghiera.

«La mia conversione non è ancora finita»

Ripensando al suo percorso, Sylvie si rifiuta di considerare la sua conversione come un processo concluso. «È solo l’inizio», dice. Finché dura la vita terrena, ritiene che ci sia sempre ancora da camminare verso Dio. Le torna allora in mente un vecchio ricordo: fin da bambina ha sempre avuto paura che i defunti venissero dimenticati. Per molto tempo, però, questa preoccupazione non si era davvero trasformata in preghiera. Il suo ritorno alla Messa, il rosario ritrovato dopo anni in un cassetto e la preghiera per i defunti sono diverse tappe di questo percorso. Ma Sylvie insiste soprattutto sulla confessione. La descrive come uno dei momenti più importanti della sua conversione e come un’esperienza della misericordia e dell’amore di Dio. «È un percorso di guarigione. È davvero un sacramento di guarigione, di liberazione. » Nonostante le paure che possono trattenerti dal confessarti, lei testimonia ciò che lei stessa ha ricevuto da questa esperienza. Questa trasformazione interiore conta ormai di più, ai suoi occhi, delle apparenze a cui il mondo dà tanta importanza. Tutta la vita diventa così un cammino verso la vita eterna.

«Abbiamo ricevuto una grazia da Dio, e questa grazia dobbiamo poterla condividere con semplicità.»

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