Possiamo pregare per i nostri defunti a casa o in chiesa. Allora, perché andare al cimitero? Cosa cerchiamo davanti a una tomba, e come fare quando quella di una persona cara è troppo lontana? Nel programma «Sanctuaires normands» su RCF, don Patrick Pinard-Legry, cappellano del santuario di Notre-Dame de Montligeon, approfondisce il significato di questo gesto. La visita ci mette di fronte all’assenza, ma ci invita anche a vivere in modo diverso il legame con chi amiamo. Rimane questa domanda: quale speranza di fronte a un corpo che torna polvere?
Il cimitero è il posto dove si dorme
La parola «cimitero» deriva dal greco koimêtêrion, che significa «luogo dove si dorme». Per un cristiano, questa parola dice qualcosa sulla morte: la vita del defunto non finisce con la sua esistenza terrena.
«Il defunto è colui che ha vissuto la sua vita su questa terra, ma che non ha ancora concluso la sua vita.»
Questa troverà la sua pienezza in cielo. Ecco perché affidiamo i nostri defunti a questi luoghi di riposo. Anche la preghiera funebre usa l’espressione «addormentarsi nella morte».
Così, il cimitero è un luogo dove possiamo continuare a mantenere un legame con i nostri defunti. Oggi, i cimiteri si trovano spesso lontani dalle città. Nel corso del tempo, ragioni sanitarie e normative hanno portato a questa distanza. Eppure, i cimiteri parrocchiali testimoniano una disposizione diversa: il cimitero si trova proprio accanto alla chiesa.
Questa vicinanza significa essere in comunione di preghiera con i defunti. In alcuni villaggi, del resto, si continua a seppellire lì i defunti. Quando preghiamo, preghiamo insieme con loro. Questo atteggiamento rende visibile il legame tra la Chiesa che cammina sulla terra, coloro che sono ancora in purgatorio e coloro che sono nella gloria del cielo.
Vivere la relazione in modo diverso
Don Patrick parla dell’invito della Chiesa a visitare i cimiteri tra il 1° e l’8 novembre, in occasione dell’indulgenza plenaria per i defunti 1. Anche quando questi luoghi sono un po’ fuori mano, abbiamo bisogno di andarci regolarmente. Perché? Secondo lui, nel profondo dell’uomo c’è il desiderio di riconoscere che la vita non finisce con la morte. I filosofi hanno a lungo meditato e discusso sull’immortalità dell’anima.
«Vado sulla tomba del mio defunto anche per rendermi conto che la persona che ho amato, che ho conosciuto, è davvero morta.»
Però, andare a visitare una tomba ci mette anche di fronte alla realtà della morte. La persona che abbiamo conosciuto e amato è davvero morta. Il rapporto va quindi vissuto in modo diverso.
La preghiera vi aiuta a scoprire questo altro modo di vivere il legame e ad andare avanti nel lutto.
A terra o in una tomba, l’attesa della resurrezione
Dal punto di vista cristiano, la sepoltura a terra e quella in cripta hanno lo stesso significato. La differenza sta innanzitutto nella struttura della sepoltura: quella a terra non prevede la struttura di un loculo. Don Patrick parla a questo proposito della semplicità di alcune sepolture monastiche e dei primi cristiani 2.
Questo ritorno alla terra ci ricorda che siamo figli di Adamo: torniamo polvere, in attesa della resurrezione. Gesù stesso è stato deposto in una tomba scavata, che ricorda una sorta di cripta. Alcune sepolture rendono questo ritorno alla terra meno immediatamente percepibile. Il sacerdote menziona luoghi in cui sarebbe obbligatorio l’uso di una loculo. Parla anche di tombe situate più all’aperto, nelle zone di montagna, e, in Italia, di costruzioni funerarie che sembrano piccoli edifici.
Poi c’è la questione dei costi: la cremazione costa meno della sepoltura? Nelle sue precedenti parrocchie, ha chiesto più volte informazioni alle imprese di pompe funebri. Queste gli hanno detto che i costi possono essere più o meno simili. Ci tiene comunque a precisare che i prezzi variano a seconda del luogo. Qui riporta le risposte ricevute nel corso del suo ministero, senza indicare una tariffa generale.
Prendersi cura dei defunti, al di là del contesto cristiano
La questione delle persone senza mezzi ricorda che il rispetto per i defunti riguarda tutta la società. Don Patrick parla dei luoghi previsti dai comuni per garantire loro una sepoltura dignitosa. La sua osservazione su un obbligo legale di sepoltura richiede però una precisazione 3. Ciò che gli sta a cuore in questo caso è la cura riservata al defunto: non lo si seppellisce in un posto qualsiasi. Anche una sepoltura in una proprietà privata è soggetta a regole e autorizzazioni. I resti umani non sono una cosa qualsiasi. Questa attenzione va quindi oltre la sola pratica cristiana.
In una società laica, lo spazio dedicato alle sepolture continua a dimostrare l’importanza di chi non c’è più. Il Pantheon ne è un esempio: il trasferimento di una salma va di pari passo con la scelta di un luogo dove onorarla. Anche i cimiteri militari testimoniano questa esigenza. Ci sono persone che si prendono cura delle tombe dei soldati caduti in guerra, curano questi luoghi e ne custodiscono così la memoria. Attraverso questi esempi, il sacerdote sottolinea che abbiamo bisogno di un posto dove onorare i nostri defunti. La cura che dedichiamo alle loro sepolture dimostra questa attenzione, anche quando chi se ne occupa non segue un percorso di fede.
Pregare per i defunti, un atto di carità
Si deve per forza andare al cimitero per onorare i propri defunti? Per un cristiano, ogni luogo può diventare un luogo di preghiera, e in ogni chiesa si può pregare per loro. La Chiesa incoraggia comunque le visite al cimitero, soprattutto nel mese di novembre. Don Patrick ritiene che andarci regolarmente aiuti, anche dal punto di vista umano, a prendere coscienza della morte di una persona cara. Questa visita ci insegna anche a vivere un rapporto diverso. Non possiamo più comunicare con i nostri defunti come quando erano in vita.
«Ciò che ci unirà a loro è la comunione, è la carità.»
Andare a pregare sulla loro tomba è quindi un atto di carità. Un prete africano che ha incontrato al santuario gli ha raccontato di un’usanza del suo posto: quando una persona vuole chiedere consiglio a un defunto, va al cimitero e bussa sulla sua tomba. Don Patrick ci vede l’espressione di un legame che permane, pur esprimendo una riserva: «C’è senza dubbio qualcosa da purificare, perché non comunichiamo direttamente con i nostri defunti. » Non si tratta di aspettare una risposta diretta. È nella preghiera e nell’intercessione che lui colloca questo aiuto al discernimento.
«No, non avrò una risposta diretta, ma quel defunto potrà aiutarmi a capire.»
A Montligeon preghiamo per i defunti, che a loro volta possono intercedere per noi. Così come la chiesa segna la presenza di Dio in un paese, il cimitero ricorda questo legame con i nostri defunti e ci fa capire che non tutto è finito.
Quando le tombe dei nostri cari sono troppo lontane
Alcune persone non possono recarsi sulle tombe dei propri cari. A Montligeon, don Patrick dice di essere colpito dai visitatori che vengono a pregare, anche se potrebbero farlo nella loro chiesa, a casa o in un oratorio. Sentono il bisogno di raggiungere un luogo dove ritrovare un po’ della vicinanza dei loro defunti. Parla in particolare di persone provenienti dall’Africa o dall’America Latina, lontane dalle tombe di famiglia. Al santuario, possono pregare come farebbero proprio accanto a quelle tombe 4. È il gesto che conta: ci si sposta proprio come si fa quando si va a trovare qualcuno.
«A Montligeon posso davvero pregare per i miei defunti come se fossi sulla loro tomba.»
Venire a Montligeon può quindi aiutare a vivere questo momento quando non si può andare al cimitero5. Per noi che viviamo ancora sulla terra, questo pellegrinaggio ci permette di onorare il defunto, pregare per lui e praticare la carità. Il sacerdote collega questa visita alle opere di misericordia. Aiuta anche a riconoscere una morte che a volte ci si è rifiutati di ammettere. Nel lutto, permette di prendere coscienza sia della realtà della morte sia del legame che rimane, in un’altra forma, con la persona amata.
Volete pregare al cimitero per una persona cara che non c’è più?
Scaricate questa guida alla preghiera proposta dal santuario di Notre-Dame de Montligeon per i sacerdoti, gli addetti alle cerimonie funebri e le famiglie.
Vi accompagnerà nel vostro momento di raccoglimento con preghiere per i defunti, testi biblici e suggerimenti per la benedizione delle tombe. Uno strumento per vivere questo luogo non solo come uno spazio di ricordo, ma come un luogo di fede e di speranza.
- Indulgenza dal 1° all’8 novembre
L’Enchiridion delle indulgenze, pubblicato dalla Santa Sede, precisa che tra il1° e l’8 novembre, un fedele che si rechi in un cimitero e preghi per le intenzioni del Sommo Pontefice e per i defunti può ottenere ogni giorno un’indulgenza plenaria.
Alle consuete condizioni: confessione sacramentale entro otto giorni, comunione eucaristica il giorno in cui si chiede l’indulgenza, preghiera per il Papa. ↩︎ - Modalità di sepoltura e prezzi
Questo riferimento ai monaci, ai primi cristiani e al sudario non permette di generalizzare una pratica funeraria a tutte le epoche. ↩︎ - Funerali per chi non ha mezzi
In Francia l’articolo L. 2223-27 del Codice generale degli enti territoriali prevede la gratuità del servizio per chi non dispone di mezzi sufficienti e la copertura da parte del Comune alle condizioni indicate. Prevede inoltre la cremazione qualora il defunto ne abbia espresso la volontà. ↩︎ - La presenza delle anime e la comunione con i defunti
La separazione tra anima e corpo non implica l’onnipresenza delle anime e nella fede cristiana non esistono anime erranti. Ogni persona defunta viene giudicata da Dio subito dopo la morte.
Il corpo non è nemmeno una «prigione dell’anima», come pensava Platone. Corpo e anima sono destinati a ricongiungersi al momento della resurrezione finale. ↩︎ - Opere di misericordia
La visita al cimitero rientra nelle opere di misericordia. Fa infatti parte delle opere di misericordia spirituale (pregare per i defunti). ↩︎





