Battezzata due settimane prima della sua morte: il funerale di una neofita

Battezzata poco prima di morire, poi cresimata e ammessa all’Eucaristia, Victoria muore due settimane dopo. Come celebrare i funerali di un’adulta diventata cristiana solo pochi giorni prima? All’abbazia di Quarr, Dom Gregory Corcoran racconta le scelte liturgiche fatte affinché la celebrazione esprimesse al meglio la grazia battesimale e la speranza della resurrezione.

L’abbazia di Quarr è un monastero della congregazione di Solesmes sull’isola di Wight, nel Regno Unito. Victoria, una delle nostre inquiline, era affetta da un cancro in fase terminale. Avendo frequentato una scuola gestita da suore, aveva una certa conoscenza della fede, ma non era battezzata.

Si rivolse a un monaco per chiedergli di battezzarla. Il parroco della parrocchia, che era anche cancelliere della diocesi, le diede subito il permesso, visto che le sue condizioni di salute non le permettevano più di seguire il catechismo. Lei promise che, se fosse guarita, avrebbe sottoposto la sua situazione matrimoniale al giudizio della Chiesa.

Victoria fu battezzata nell’hospice, pienamente cosciente, con i suoi due figli, entrambi cattolici, come padrini. In seguito ricevette la Cresima e la Santa Eucaristia. Più tardi, le fu impartita l’Unzione degli infermi. Victoria morì due settimane dopo, senza aver mai lasciato l’hospice.

Dom Gregory Corcoran è un monaco benedettino dell’abbazia di Sainte-Marie de Quarr, sull’isola di Wight, appartenente alla congregazione di Solesmes. Lì ha fatto la sua prima professione monastica nel 1966. Oggi è priore della comunità e partecipa alla vita liturgica e spirituale dell’abbazia, soprattutto attraverso la sua predicazione.

La famiglia chiese che la Messa funebre fosse celebrata nell’abbazia, e l’autorizzazione fu nuovamente concessa. Era ovvio che i testi previsti per i funerali degli adulti e dei bambini battezzati non andassero bene, dato che Victoria era un’adulta neofita.

Un principio fondamentale della pratica liturgica è che i testi utilizzati corrispondano alla realtà teologica della situazione. Abbiamo potuto avvalerci dell’esperienza di monsignor Robert Le Gall, ex presidente della Commissione liturgica della Conferenza episcopale francese, che vive qui da noi. Sotto la sua guida, abbiamo scelto le preghiere della Messa, semplice e con il Gloria, tra quelle previste per i giorni feriali del tempo pasquale, con il primo prefazio per i defunti.

Questi testi non chiedono il perdono dei peccati, ma celebrano il rinnovamento della grazia battesimale a Pasqua.

Questa esperienza inaspettata ci ha spinto ad adattare le indicazioni del Messale.
Speriamo che questa testimonianza possa essere d’aiuto in circostanze simili, nel rispetto dei principi liturgici.

Dom Gregory Corcoran
Priore
Quarr Abbey

Qualche riga di spiegazione

Il punto cruciale è il suo battesimo, ricevuto solo due settimane prima della sua morte.
Il Catechismo lo spiega in modo molto chiaro:
«Con il Battesimo vengono rimessi tutti i peccati, il peccato originale e tutti i peccati personali, nonché tutte le pene del peccato. » (CCC 1263).
E subito dopo: il Battesimo rende il neofita «una nuova creatura» (CCC 1265).

È proprio questo il significato della parola «neofita»: chi è appena nato alla nuova vita del battesimo. Il Servizio nazionale di pastorale liturgica e sacramentale riprende questa definizione: i neofiti sono i nuovi battezzati «che sono appena nati alla vita divina».

Nel caso di Victoria, sarebbe stato quindi piuttosto strano dal punto di vista teologico scegliere soprattutto preghiere funebri che sottolineassero la necessità che Dio le perdonasse i peccati della sua vita passata: tutto ciò che era accaduto prima del suo battesimo era stato proprio rimesso proprio grazie al battesimo. Il battesimo è, secondo il Rituale, il passaggio allo «stato di grazia e di adozione come figli di Dio» e una nascita come «nuova creazione».

Questo spiega la scelta dei testi del Tempo pasquale. La liturgia pasquale è particolarmente ricca di riferimenti ai nuovi battezzati: nuova nascita, passaggio dalla morte alla vita, incorporazione in Cristo, risurrezione. È quindi un modo molto più appropriato per celebrare una donna che aveva appena ricevuto il battesimo, la cresima e l’Eucaristia.

D’altra parte, i moduli previsti per un bambino battezzato presentavano un’altra difficoltà: Victoria ovviamente non era un bambino. Questi testi rispondono anche a una situazione pastorale particolare, quella dei genitori che devono affrontare la morte di un figlio. Non potevano quindi essere semplicemente applicati a una donna adulta.

Bisogna però aggiungere un’importante precisazione teologica: questo non significa che Victoria non avesse più bisogno della preghiera della Chiesa o che si potesse affermare che fosse già in Paradiso. Aveva vissuto due settimane dopo il battesimo, e la Chiesa non esprime giudizi sullo stato interiore del defunto. Il PGMR ricorda che la Chiesa offre l’Eucaristia per i defunti affinché venga loro concesso «l’aiuto spirituale ottenuto».

Probabilmente è per questo che la soluzione scelta a Quarr è particolarmente interessante: unisce due aspetti. Da un lato, le preghiere pasquali esprimono la realtà oggettiva del recente battesimo di Victoria: è morta e risorta con Cristo, è diventata figlia di Dio e membro della Chiesa.

D’altra parte, lil primo Prefazio per i defunti mantiene la dimensione propriamente funebre ed escatologica: la morte, la speranza della resurrezione e l’ingresso nella vita eterna. Questo adattamento corrisponde inoltre a un principio espressamente formulato dal PGMR: per la messa funebre, quando si scelgono le parti variabili, «si terrà conto […] delle ragioni pastorali relative al defunto, alla sua famiglia e ai presenti».

Foto: Lawrence OP- La chiesa abbaziale dopo la messa _ La chiesa abbaziale di Quarr-Flick

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